sabato 13 marzo 2010
E Grillo esalta Di Pietro

«Senza di lui il Parlamento potrebbe chiudere»
Il libro—che Ponte alle Grazie pubblica venerdì — è una rielaborazione degli interventi di Di Pietro sul proprio blog, con le reazioni che hanno provocato. Il tema ricorrente è l’uno contro tutti, sin dai titoli dei capitoli: «Intercettazioni, unica via lo scontro»; «L’amnistia fiscale bipartisan »; «Privatizzano l’acqua»; «Tutti contro la mozione di sfiducia», presentata da Di Pietro contro il governo e non appoggiata dal Pd; «Il declino di un partito popolare », appunto il Partito democratico. Il capitolo sull’aggressione di piazza Duomo si intitola «Chi semina vento raccoglie Tartaglia». Poi vengono quelli sullo stato del Paese: «La morte della Radio televisione italiana»; «Assalto alla rete»; «Non c’è futuro nel nucleare»; da qui l’«Appello alla comunità internazionale» e, in ultima istanza, la «Lettera a Gesù bambino». Si racconta il 2009 come il peggiore anno della Repubblica: «Con l’ultimo governo Berlusconi, il progetto piduista “Rinascita democratica” di Licio Gelli è stato sdoganato. Gli italiani vengono disinformati in modo scientifico dalla televisione e dai giornali. Il sistema è in larga parte corrotto da una rete affaristica, privata e pubblica, che dispone a suo piacimento dei mezzi di comunicazione di massa con cui illude e blandisce la popolazione, e soprattutto denigra, irride, ricatta, umilia gli avversari politici». Colpa della «potenza piduista del modello Berlusconi», dei «soliti sapientoni terzisti che usano la penna per criticare tutti, dando un colpo al cerchio e uno alla botte per far vedere che sanno tutto loro», ma anche colpa del Pd, della «fiacca, inefficace, pilatesca e a volte connivente inazione del centrosinistra che si è mostrato troppo spesso debole, incapace e allo sbando ». Il Partito democratico è, accanto a Berlusconi, l’obiettivo polemico del libro: «Oltre al conflitto di interessi, pesa sui governi di centrosinistra l’enorme regalia delle concessioni radiotelevisive pubbliche per le reti Mediaset, pagate con un misero uno per cento del fatturato Rti, società della galassia imprenditoriale Fininvest. Un benefit di Stato». Se però «il cerchio del golpe bianco non si è ancora chiuso, ciò è dovuto soprattutto alla presenza in Parlamento e nel Paese di un partito, l’Italia dei valori». E ancora: «Abbiamo lottato contro tutti, o “quasi”. “Quasi” perché al fianco ho avuto la rete, l’unico strumento in Italia con cui sia ancora possibile sviluppare un’informazione libera, e raccontare un paese diverso e reale. “Quasi” perché conduttori come Santoro e la Gabanelli e giornalisti come Travaglio, Gomez, Barbacetto e altri ancora hanno difeso i propri spazi di libertà all’interno dell’informazione pubblica».
Di Pietro e Grillo (Ansa)Inedita è l’introduzione, firmata dallo stesso Di Pietro,
Sulla stessa linea si muove nella prefazione Beppe Grillo: «Antonio Di Pietro è la kriptonite della politica italiana. Così come i frammenti del pianeta Kripton provocano gli effetti più strani su Superman, Di Pietro li produce sui reduci della prima Repubblica, sugli orfani di Craxi e sui loro servi, sui ladroni di Stato riverginati dai media». Qui Grillo cita in particolare Cicchitto, Ghedini, Bonaiuti, Capezzone. «Kriptonite induce nei seguaci del Partito dell’Amore attacchi di idrofobia, li trasfigura in facce ghignanti. Li trasforma in zombie preda di attacchi epilettici. È come l’aglio per i vampiri, l’acqua santa per i demoni, le aule di tribunale per Berlusconi, un test d’intelligenza per Gasparri». Non a caso «i giornali dell’erede di Bottino Craxi dedicano a Di Pietro una cinquantina di copertine all’anno. Per Feltri, Giordano e Belpietro fa più notizia Di Pietro, tirato in ballo con le accuse più svariate e sempre infondate, del terremoto di Haiti, degli israeliani a Gaza o della strage di Viareggio».
Scrive Grillo che «Di Pietro ha fatto Mani Pulite, ma non è riuscito a fare piazza pulita. È figlio di un contadino molisano, ha fatto l’emigrato in Germania in una falegnameria, si è laureato mentre lavorava. È stato nella polizia e poi nella magistratura. Non l’hanno fermato decine di processi inventati da cui è sempre uscito senza condanna. È come si direbbe, un capatosta. I suoi avversari non riescono a trovare un antidoto a Kriptonite e diventano sempre più verdi di bile. Non capiscono. Hanno digerito Bossi, Fini, il Corriere della Sera. Trasformato l’opposizione in uno zerbino. D’Alema nell’alleato più fedele. La Confindustria in una troupe di concessionari che vive dell’elemosina di Stato. Ma Di Pietro — conclude Grillo nel passo in cui evoca il fucile—è sempre lì. Non lo hanno comprato, non si è fatto intimidire, non hanno trovato dossier e non sono neppure riusciti a fabbricarne. Va contro tutti, perché si è schierato dalla parte dell’onestà».
Aldo Cazzullo











IDV sostiene lo sciopero sindacale di oggi 12 marzo 2010,Il governo vuole aggirare l’articolo 18!

Per farci conoscere alle elezioni (1985)puntammo fin dall’inizio sulle scritte e sui manifesti sui muri.Una notte rischiai la pelle.Ero sull’autostrada, con Roberto Maroni, per riempire di scritte i muri dei cavalcavia.Era un’azione che imponeva di lavorare in coppia,perchè uno da solo sarebbe stato facilmente beccato :se una pattuglia lo avesse sorpreso, non si sarebbe potuto dileguare, perchè l’auto parcheggiata avrebbe facilmente condotto,attraverso la targa , alla sua identificazione. In due, invece , il sistema era questo: Maroni guidava l’auto, mi scaricava con vernice e pennelli, proseguiva e faceva inversione al casello successivo per poi tornare a prelevarmi . Così facendo ,eravamo sicuri di non essere identificati :se mi avessero sorpreso, io avrei potuto saltare la recinzione e fuggire nei campi , e l’auto era lontana.

La vicenda del panino di Milione e la conseguente esclusione della lista PDL nella provincia di Roma non è dovuta al presunto ”dilettantismo” della destra. La notizia non mi ha stupito: è noto a tutti il costume italiano dell’accomodamento, dei condoni, del perdonismo, del ”per questa volta passi, ma non lo faccia più”, ecc.. Questo atteggiamento è diffusissimo nell’italiano medio, figuriamoci nel politico berlusconiano soprattutto di questi tempi. Non a caso è successo in questa tornata elettorale dove non c’è eccessiva tensione e dove Berlusconi sembra essere invincibile (continua ad avere un record di consenso nonostante tutto). E’ quindi evidente la convinzione che se qualcosa dovesse andare storto nell’osservanza delle norme poi risolve tutto Silvio.
L’IDV di Savignano vede la nomina di Stefano Bellavista a Presidente del consiglio di amministrazione di Unica Reti Spa come una anomalia al nostro modo di pensare; ciò anche in considerazione delle mozioni approvate dal Congresso Nazionale del Partito svoltosi a Roma due settimane fa. Già da tempo i nostri sforzi di cambiare un certo modo di fare politica col trovare poltrone ai politici trovatisi disoccupati stanno facendo piccoli passi in avanti con la riduzione di posti nei consigli di amministrazione e la nomina di consiglieri in base a curriculum (è il caso della nostra consigliera). Poi recentemente è stato stabilito dal Congresso una ”riduzione delle società partecipate” (mozione Di Pietro) e il divieto di ricoprire ruoli da parte di ex-amministratori se non siano passati almeno cinque anni dal loro precedente incarico (mozione Pardi); quindi secondo il dettato del nostro partito Bellavista non avrebbe potuto occupare quella poltrona. Riteniamo lodevoli le osservazioni in proposito del consigliere Pizzinelli (lista Cambiamo Savignano)ma il PDL dove governa si comporta esattamente come il PD. Certamente occorre fare di più attribuendo ai consigli di amministrazione delle partecipate un ruolo di indirizzo politico, quindi senza incarichi retribuiti ma un semplice gettone di presenza equiparato al compenso ricevuto dai consiglieri comunali. Il lavoro dell’Italia dei Valori è appena cominciato, d’altra parte siamo nelle amministrazioni locali da neanche un anno e si è appena svolto il primo congresso. Ma gli altri partiti di destra, sinistra e centro con consenso e potere maggiore di noi cosa hanno fatto dal dopoguerra ad oggi per contrastare la pratica della ”casta” nel trovare ”poltrone” ben retribuite a politici non eletti ? La tentazione a fare come fanno tutti gli altri partiti è forte anche da noi ma la nostra credibilità è in gioco se non riusciremo a contrastarla.Segnaliamo che nel Comune di Forlì sotto la spinta dei consiglieri targati IDV le nomine dei cda delle partecipate avvengono per concorso pubblico e scelti con curriculum.