giovedì 16 luglio 2009

Hera : le reti devono rimanere di proprietà dei Comuni

di Giorgio Zanniboni

A Imola si sta decidendo di cedere a Hera la proprietà delle reti idriche, del gas e dell’energia elettrica oggi in capo ai Comuni, altrettanto si vorrebbe fare a Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini per gas e acqua.
Il significato politico di tale operazione è chiaro: importanti beni pubblici passano a una società privata, ora controllata al 53% dai Comuni ma domani non si sa, con tante buone ragioni e anche esigenze concrete (necessità finanziarie) che spingono quanto meno a una loro partecipazione minoritaria.
Per gli aspetti economici si tratta di una vendita a fronte di un pagamento in azioni Hera, aspetto delicato dato il crollo del titolo in Borsa registrato negli ultimi 20 mesi, con i Comuni, ovvero le loro società e consorzi intestatari degli asset, che cesseranno di riscuotere i canoni di affitto e riceveranno dividendi.
Non è difficile scorgere il preminente interesse di Hera – maggiore capitalizzazione, eliminazione di costi per l’uso delle reti, quindi più alti profitti – mentre non è così per i Comuni, dato che le loro società e consorzi sicuramente incasseranno meno euro con i dividendi rispetto i pur striminziti fitti attuali.
Per inquadrare meglio il problema occorre rifarsi al momento della costituzione della Holding, inizialmente formata da Seabo-Bologna e dalle tante (13) ex municipalizzate romagnole.
La Giunta di centrodestra di Bologna, Sindaco Guazzaloca, decide di privatizzare l’azienda dei servizi pubblici portandola in Borsa, ciò per adempiere alle prescrizioni normative e finanziare la metropolitana.
La mossa spiazza i Comuni romagnoli, attardati e di fatto all’opposizione rispetto le leggi di riforma del settore promosse dai governi Prodi e D’Alema, con la Regione defilata che si limita a osservare.
Salvo Forlì-Cesena, dove è appena nata l’azienda provinciale Unica, le ex municipalizzate o consortili hanno una dimensione limitata e i Comuni, sollecitati dalle loro aziende, negli anni precedenti hanno respinto il progetto della Holding romagnola dei servizi imperniata su Romagna Acque.
Così la Romagna segnata dal localismo municipale, spinta dalla Regione improvvisamente svegliatasi, per non rimanere al palo decide di salire sul carro bolognese accettandone l’impostazione e la filosofia: Borsa e non partner privato per la privatizzazione, piano industriale imperniato sulla massimizzazione del profitto, struttura di comando accentrata e nessuna autonomia per le articolazioni locali. Accetta pure la condizione pregiudiziale, quella della maggioranza azionaria alla ex Seabo, quindi la direzione effettiva esercitata dall’amministratore delegato nominato dal Comune di Bologna . Per consentire questo, fuori Romagna Acque (che avrebbe rovesciato il rapporto azionario a 70/30) e fuori anche le reti gas, acqua ed energia elettrica romagnole per non portare Bologna sotto il 50%. Questa decisione non certo onorevole viene “riconvertita” in scelta politica autonoma a difesa del ruolo primario dei Comuni quali titolari dei servizi pubblici locali: la proprietà di reti e impianti deve rimanere all’Ente pubblico a garanzia del loro buon uso.! Esattamente il contrario di quanto si vuole fare ora.
Un uso in verità reso iniquo per le casse comunali con i contratti di affitto degli impianti di produzione idrica a costo zero per Hera e con canoni sostanzialmente dimezzati per le reti gas e acqua, calcolati non sul valore di mercato della gestione di tali infrastrutture (per la rete gas si sarebbe potuto procedere con gara) ma di fatto stabiliti in relazione ai debiti trasferiti alle società degli asset: una vera assurdità.
Quindi, ad esempio per Ravenna e Forlì-Cesena, zero euro dell’ingente debito delle vecchie aziende traslato su Hera, il 100% viene messo in capo alle società degli asset, i canoni di affitto reti gas e acqua sono
dimensionati a fronteggiare gli obblighi bancari, ovviamente nel tempo trattandosi di mutui.
Questa grande “generosità” dei Comuni romagnoli – che da allora si è tramutata in vantaggio per tutti gli altri azionisti pubblici e privati di Hera – ora la si vuole confermare e rendere più corposa con una operazione che, in primo luogo, sconfessa l’impostazione politica di allora, più che mai valida oggi. Una operazione che priva i Comuni degli asset fondamentali, e peraltro sicuramente in perdita sotto il profilo economico (non si conoscono i dettagli ma non può che essere così nella logica della gestione Hera); ragioni, queste, che devono portare a ragionare e lavorare per altre e diverse soluzioni. Per il gas e l’energia elettrica, settori liberalizzati, la proprietà delle reti deve essere scorporata dalla gestione del servizio (vedasi Terna e Snam rete gas) e quindi i Comuni romagnoli dovrebbero riaffidare la loro gestione tramite gare ad evidenza pubblica; in base all’attuale rendimento economico delle reti si può senz’altro ritenere che i canoni di affitto sarebbero molto più elevati di quelli finora pagati da Hera.
Per il servizio idrico, posto che la proprietà di tutti gli impianti di produzione e della grande rete di interconnessione fa capo a Romagna Acque, società al 100% pubblica, pare logico cedere la proprietà delle reti distributive finali a tale società in cambio di azioni e, in alternativa alla prevista (dalle norme) gara per la gestione del servizio, pensare all’esercizio diretto dato che si tratta di un’azienda in “house”.
Spero che su questo problema si apra un’ampia discussione, anche nei partiti e con la popolazione.

2 commenti per: Hera : le reti devono rimanere di proprietà dei Comuni

Giorgio Zanniboni con la sua analisi senza veli, e pertanto quasi unica e rara, ci pone dinanzi ad una realtà non facile da fronteggiare e decisamente intrigata e complessa. Essa, relativamente alle reti di distribuzione delle utilities, riguarda tutti gli aspetti, spesso difficili da interpretare inerenti:
- le partecipazioni,
- gli interessi diretti ed indiretti,
- l’evoluzione dei mercati energetici.
Sono scenari difficili da analizzare, di ulteriore difficoltà circa gli sviluppi futuri da prevedere, nonostante esistano norme che ne regolano continuamente, attraverso la relativa authority, le modalità di un equo funzionamento. Tali regole avrebbero dovuto portare risparmi ai clienti finali, ma in realtà a lucrarci, talvolta oltre misura, sono stati sempre gli operatori e non gli utilizzatori.
Da ciò si può comprendere che ciascuno è bene che faccia il proprio mestiere e che ciascuno provi a portare a realizzazione la propria mission.
E’ evidente che per il governo della città di Forlì sarebbe auspicabile che, dalla sua partecipazione ad UNICA, possa trarne i massimi introiti possibili. Questo dovrà accadere attraverso una scelta strategica cui pervenire dopo un percorso analitico da effettuare senza condizionamenti politici o di parte, come è stato fatto finora dalla vecchia classe politica. Si dovrà decidere in fondo se cedere, e a che prezzo, la rete o appaltarne la gestione, e comunque mai svendendo la propria quota come qualcuno potrà augurarsi. Gli interessi pubblici e della comunità cittadina dovranno essere al di sopra di tutto. Un eventuale appalto sulla gestione delle reti, da assegnare alle migliori condizioni economiche dovrà vedere una reale partecipazione e concorrenza per non ricadere in quelle “agevolazione politiche” che evidentemente fino ad oggi ha favorito la pseudo monopolista HERA. Personalmente condivido l’affermazione di Zanniboni “LE RETI DEVONO RIMANERE DEI COMUNI”.
Così come gli operatori del settore energetico lucrano dall’attività commerciale dei prodotti energetici, altrettanto gli introiti sulla gestione delle reti dovranno avere un’adeguata remunerazione di mercato…senza guardare in faccia nessuno come non è accaduto finora!
E’ responsabilità degli amministratori appena insediatisi nel Comune di Forlì, dare un segnale di trasparenza come non era avvenuto mai finora, ed iniziare ad attuare le promesse fatte in campagna elettorale, affinché a beneficiare delle opportunità della liberalizzazione del settore energetico e delle multiutility, siano finalmente anche i cittadini!

Alessandro Greco | giovedì 16 luglio 2009, 20:20

I servizi pubblici locali sono una questione che va affrontata con un approccio nuovo e partecipativo da parte dell’amministrazione Balzani, così come è previsto nel programma di coalizione. La questione va riportata all’attenzione dell’opinione pubblica locale affinchè le decisioni vengano prese in modo trasparente e nell’interesse dei cittadini.
L’interesse dei cittadini è di tipo economico ma non solo: gli standard qualitativi dei servizi pubblici riguardano da vicino ognuno doi noi.

roberta coliola | venerdì 17 luglio 2009, 14:24

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