
La metafora della cavalla, usata da Di Pietro qualche giorno fa ad una festa nella masseria di famiglia, potrà sembrare grezza come a volte il personaggio ma esprime alla perfezione quanto sta accadendo. Il contadino – ha raccontato – alleva la cavalla, la addestra, la accudisce e poi arriva qualcun altro che vuol montarci sopra. Il riferimento era a Fini e a Casini e a quanti improvvisamente hanno scoperto la necessità di fare opposizione a Berlusconi e al suo governo. Intendiamoci: non è mai troppo tardi. Soprattutto per coloro che definivano giustizialisti chi si opponeva alle leggi vergogna o per quanti sostenevano che criticare il regime berlusconiano serviva solo a rafforzarlo. Lascia francamente esterrefatti sentire Fini ergersi a difensore della giustizia e parlare di legalità dopo che per anni in Parlamento si sono approvate leggi che ne hanno fatto scempio o ancora sentire Casini, in astinenza da governo, invocare la responsabilità di tutti per tornarvi in fretta anche a costo di sostenere lo stesso premier e intanto piazzare Vietti, tra gli autori della riforma del falso in bilancio, alla vice presidenza del CSM.
Come la cavalla di Di Pietro sapeva riconoscere il contadino e disarcionare chi non l’aveva accudita occorre che i cittadini sappiano distinguere i falsi profeti della falsa opposizione. Ma, al tempo stesso, occorre offrire un diverso orizzonte a quanti hanno vissuto ormai larga parte della loro vita sotto il regime berlusconiano e sono convinti che la politica possa essere solo questa.
E se fosse proprio Di Pietro il leader che serve oggi? La credibilità che egli e l’IdV stanno accumulando sono il frutto di un lavoro che altri, all’opposizione, non fanno e l’indicazione di ciò che i cittadini vorrebbero si facesse. Così come l’astensionismo, che colpisce soprattutto a sinistra, altro non è che un voto di sfiducia, un giudizio etico su chi si dimostra inadeguato ad affrontare la questione morale, a fornire risposte coerenti con una “diversità” proclamata non solo a parole.
Non sono l’intransigente denuncia della casta fattasi sistema né il costante omaggio al lavoro della magistratura inquirente che hanno fatto crescere l’IdV bensì il riconoscimento, dietro quelle parole d’ordine, dell’impegno a ristabilire una autentica giustizia sociale, dal rispetto dei più deboli nelle questioni economiche all’affermazione della meritocrazia contro i privilegi di pochi, allo spirito di servizio nell’attività politica.
Nel centrosinistra anziché discutere su come ridimensionare o imbrigliare Di Pietro occorrerebbe chiarire, innanzi tutto a se stessi, cosa fare sui temi che egli rappresenta ed uscire dal limbo dell’indecisione almeno per tenere il passo di un elettorato in genere più avanti dei suoi vecchi leaders.
All’IdV non interessa raggranellare qualche punto percentuale in più all’interno di una coalizione che non sia maggioranza nel Paese; ha però l’ambizione di essere tra i cofondatori di una nuova alleanza di governo alternativa non solo a Berlusconi ma anche al berlusconismo e di poter parlare pure alla sinistra.
Farebbe comodo a tanti, non solo tra gli avversari, che fossimo solo degli scalmanati che raccolgono firme per i referendum o seguono un ex PM. Pur rivendicando la nostra fiera opposizione alle leggi vergogna e considerando Di Pietro una risorsa, proponiamo una alternativa di governo fondata sull’applicazione della Costituzione: è di destra o di sinistra chiedere il diritto ad un lavoro sicuro, stabile, dove non si rischia la pelle tutti i giorni?
E’ di destra o di sinistra essere contro il conflitto di interessi, non solo quello del premier, pure quello dei tanti berluschini che si annidano anche a sinistra? O impegnarsi per la libertà di informazione o contro il nucleare? L’IdV non vuole farsi ingabbiare dentro i recinti della prima repubblica ma non intende per questo allearsi con la destra, tantomeno con la perversione della destra che è l’attuale maggioranza.
Vuole semmai aprirsi ai diversi settori della società. Lo ha già fatto mettendo le proprie liste a disposizione di figure autorevoli esterne al partito. Il ritorno in termini di attenzione, disponibilità a collaborare e dichiarazioni di voto da parte di intellettuali e operai sta dando risultati insperati. Non si comprende perciò la diffidenza che a sinistra permane nei nostri confronti. Dovrebbe piuttosto suggerire qualcosa il fatto che tanti elettori scelgano un partito che fa opposizione intransigente allo scempio etico e culturale del berlusconismo tutti i giorni e non a giorni alterni o quando fa comodo.
E’ venuto per tutti il tempo di scegliere i compagni di viaggio o da chi farsi rappresentare non in base alle sigle e alle appartenenze ma ai valori, ai progetti politici e alla coerenza delle persone chiamate a realizzarli.
Segreteria provinciale Italia dei Valori Piacenza