venerdì 3 settembre 2010

La triste realtà dei giovani italiani al tempo della crisi

I consueti studi realizzati dall’Istat hanno portato alla luce dati inoppugnabili: in  Italia la disoccupazione giovanile, a luglio 2010, si è assestata intorno al 26,8 %, mentre la media dell’euro-zona è leggermente migliore, di poco sotto al 20%. Ciò dimostra ancora una volta che la nostra generazione under 30 sta pagando molto più pesantemente di altre gli effetti della crisi economica. Altrettanto facile è tradurre in pratica le sopracitate affermazioni, infatti basta mettersi nella testa di un imprenditore italiano che in tempo di crisi  si è visto costretto a tagliare parte del personale. Ebbene, per un puro calcolo di opportunità economica sono stati lasciati a casa gli assunti con contratto a tempo determinato ergo i più giovani, in altre parole coloro che avevano e hanno meno protezione e meno diritti. L’allargamento dei contratti aticipi in un sistema come il nostro, conseguentemente alla recessione, è stato quindi letale. L’obiettivo di creare maggiore occupazione col teorema della flessibilità è fallito, scaricando un peso enorme sulle  spalle dei giovani italiani in una società come la nostra dai connotati strettamente clientelari e certamente poco meritocratica. Una situazione di difficoltà oggettiva per una generazione accusata spesso ingiustamente di scarso spirito d’iniziativa. La politica dovrebbe agire in fretta per mettere in campo misure adeguate per risollevare la situazione; per questo il Dipartimento Economico dell’Italia dei Valori ha già fatto alcune proposte fra cui una serie d’incentivi e misure per l’assunzione di giovani a tempo indeterminato (possono essere consultate sul sito centrostudifolder.it). Esortiamo perciò il Governo a varare, una volta tanto, un provvedimento che possa servire alla collettività anziché ad un uomo soltanto. 

I Giovani dell’Italia dei Valori Piacenza

lunedì 30 agosto 2010

Il Governo degli scandali e dei dossieraggi

Da molti mesi assistiamo impotenti al susseguirsi di scandali che investono costantemente uomini della maggioranza guidata da Silvio Berlusconi. Un vortice di malaffare senza fine all’interno della coalizione di Governo ormai sfasciata da lotte fratricide e sul punto di collassare da un giorno all’altro. I casi più eclatanti hanno riguardato Nicola Cosentino (tutt’ora indagato per concorso esterno in associazione camorristica e su cui pende una richiesta d’arresto della magistratura), Aldo Brancher (nominato Ministro del Federalismo (?) per poter usufruire del “legittimo impedimento” e scampare al processo Antonveneta) e Claudio Scajola (deve ancora spiegare perché risulterebbe che ha acquistato una casa per una cifra di 600 mila euro e perché un imprenditore avrebbe versato per lui il rimanente, cioè 900 mila euro in 80 assegni bancari), tutti e tre dimessisi dai loro incarichi istituzionali prima di essere sfiduciati dal Parlamento, ma tuttavia sempre difesi a spada tratta dalle truppe della Pdl.

Si è poi aggiunta la “cosca massonica” denominata P3, con i vari Marcello Dell’Utri, Flavio Carboni, Arcangelo Martino e Pasquale Lombardi che tramavano per intrecciare rapporti con i vertici del Csm, della Magistratura e della Corte Costituzionale al fine di avere vantaggi di ogni tipo. Altro che “pensionati sfigati” come li ha definiti il Presidente del Consiglio, stigmatizzando il loro operato e accusando nel più scontato e trito dei copioni la “sinistra dell’odio”.

Un minimo di buon gusto e di senso dello Stato avrebbero suggerito al leader di qualsiasi Paese Europeo di scaricare senza appello i protagonisti di questi torbidi intrecci politico-affaristici, chiedendo scusa ai cittadini come prima cosa anzichè gettare discredito sull’operato dell’opposizione e della magistratura.
Perché piaccia o no le armi usate da un Premier sono queste: bastonare mediaticamente con dossier costruiti ad arte coloro che criticano l’operato suo e dei suoi sodali. Prendiamo il recente esempio di Gianfranco Fini, espulso dal Pdl perché colpevole di aver dissentito dall’operato di Berlusconi.

Ebbene, non passa giorno che il manganello composto dall’accoppiata dei giornali di famiglia (“Libero” e “Il Giornale”), a cui aggiungiamo parte della Rai e le reti Mediaset, picchi sulla sua testa con rivelazioni o presunte tali inerenti la casa acquistata a Montecarlo. Di contro invece non si proferisce parola su un altro recente scandalo rappresentato dalle accuse gravissime mosse al coordinatore Pdl Denis Verdini, la cui banca emetteva ingenti prestiti alla cricca di turno senza ricevere alcuna garanzia (è emerso un conflitto d’interessi dello stesso Verdini per la cifra di 60 milioni di euro). E’ palese la dannosità dell’operato di quest’ultimo rispetto alla querelle Fini – che pure deve chiarire alcuni aspetti importanti sull’acquisto dell’abitazione francese – tuttavia quanto accaduto all’interno Credito Cooperativo Fiorentino vuole essere rappresentato nel mondo mediatico berlusconiano come la classica bolla di sapone estiva. Stessa sorte di Fini è toccata per anni ad Antonio Di Pietro, nemico numero uno da abbattere perché colpevole di denunciare costantemente l’uso privatistico delle istituzioni da parte del Premier. La strategia quindi non cambia: si vuole denigrare il nemico con il chiaro obbiettivo di distruggerlo agli occhi dell’opinione pubblica.

Riteniamo perciò indispensabile porre fine ad un Governo fatto di leggi ad personam (la trentanovesima, ultima in ordine di tempo, permetterà alla Mondadori, azienda di proprietà di Berlusconi, di pagare 8.6 milioni di euro al Fisco anziché 173 per un vecchio contenzioso avente ad oggetto l’evasione di tasse) ha ignorato una crisi economica durata mesi non riconoscendola e senza produrre di conseguenza uno straccio di riforma. Altresì il gigantesco conflitto d’interessi in capo a Silvio Berlusconi ha stressato, snervato le Istituzioni dal più profondo e deve essere cancellato una volta per sempre, così come la legge elettorale peggiore della storia Repubblicana. Tutto ciò dovrà essere tradotto in verbo da tutti coloro che credono in questo progetto fatto di enorme responsabilità politica. Per dare finalmente il via ad una rivoluzione civile e morale all’insegna della legalità.

Andrea Fossati – Giovani Italia dei Valori Piacenza

sabato 28 agosto 2010

Su Facebook attivi i gruppi di Italia dei Valori Piacenza e Fiorenzuola

Sono attivi su Facebook il gruppo rinnovato di Italia dei Valori Piacenza e il neo-costituito di Fiorenzuola D’Arda. All’interno di questi  potrete trovare notizie, proposte  e spunti per saperne di più sulle attività del partito e sui rappresentanti territoriali della Provincia, con la possibilità di dire la vostra, interagendo in maniera diretta con noi. Sotto i link su cui cliccare per entrare e iscrivervi:

-Gruppo FB Italia dei Valori Piacenza

-Gruppo FB Italia dei Valori Fiorenzuola D’Arda

Da libertà del 29 agosto spazio alla notizia:
…..Italia dei Valori (di Fiorenzuola) è da pochi giorni sul social network, dove ha già raccolto una 60ina di amici e gli apprezzamenti in bacheca dell’Assessore Regionale Sabrina Freda. A fondare il gruppo sul web è stato Nicolò Tosi, già candidato alle ultime elezioni provinciali per l’IdV (aveva partecipato insieme alla delegazione piacentina al Congresso Nazionale)….

venerdì 27 agosto 2010

Autunno caldo a scuola e in fabbrica

Intervento pubblicato da Libertà il 29 agosto

Mentre  si stanno svolgendo,  in un clima di comprensibili delusione e rabbia, le operazioni di reclutamento del personale docente e non docente per le scuole del nostro territorio,  occorre ribadire con forza che tanti precari del mondo della scuola perderanno il posto di lavoro a causa dei tagli della riforma Gelmini. A costoro è doveroso esprimere solidarietà ma è altrettanto doveroso pretendere dal governo chiarezza. Sono 82 mila i posti tagliati in tutta Italia tra personale Ata e insegnanti. Nessuno però ha ancora spiegato loro come mai si buttino tanti soldi pubblici senza nessun controllo e poi si dica a giovani, padri e madri di famiglia che ieri lavoravano, che oggi non lavorano più. Fino a quando ciò continuerà ad accadere nessuno sarà convinto che i tagli alla scuola siano giustificati. Un governo che taglia per ottimizzare i bilanci è sicuramente coscienzioso ma non può più esserlo se, per fare ciò, opera dei tagli affamando le famiglie e le loro speranze di futuro.

I tagli alle risorse si ripercuotono inevitabilmente anche sulla qualità dell’istruzione, sulle condizioni di sicurezza, su un controllo e una vigilanza idonei per mancanza di collaboratori scolastici, mentre nei laboratori di chimica e biologia mancano persone competenti e la falcidia degli insegnanti di sostegno crea gravi disagi ai bambini disabili e alle loro famiglie.

Questa – anche se non se ne ha notizia nei telegiornali – è la situazione che riguarda decine di migliaia di insegnanti e personale della scuola pubblica, condannati alla disoccupazione dal ministro Gelmini. Dopo aver sostenuto esami, ottenuto titoli, scalato graduatorie in anni di studio, di insegnamento, di lavoro. E’ l’effetto della politica dissennata dei tagli, ma è anche la conferma di un governo che mortifica meriti e professionalità, ignorando diritti e bisogni, piuttosto conservando e incrementando sprechi e affari delle varie cricche.

E’ una morsa che stringe gli studenti, le loro famiglie decine e decine di migliaia di operatori della scuola pubblica, che perdono il diritto al lavoro e non possono progettare il futuro senza nemmeno poter contare su un giudice coscienzioso, come per gli insegnanti d Piacenza o per gli operai di Melfi, o un parlamentare che solleciti, disinteressatamente, il loro caso personale.

In questo autunno caldo per la situazione sociale del Paese, gli insegnanti non sono gli unici a protestare e a rivendicare i propri diritti. Accanto a loro ci sono gli operai della FIAT, delle tante fabbriche in crisi. Eppure la logica è la stessa: Marchionne come Tremonti considerano il diritto al lavoro una regalia, sottoposta ai prevalenti interessi di casta e all’arroganza finanziaria dei “ladroni di Roma e dintorni”.

Italia dei Valori intende proseguire nella propria azione di contrasto volta a costringere il governo a fermarsi in questa sfrenata corsa verso l’imbarbarimento e verso l’assassinio della scuola pubblica e del diritto al lavoro di decine di migliaia di lavoratori.

Segreteria provinciale Italia dei Valori Piacenza

lunedì 23 agosto 2010

IdV aderisce al No B-Day 2

dal sito nazionale IdV

L’Italia dei Valori aderisce con convinzione alla manifestazione del ‘No B-Day 2‘, indetta dal Popolo Viola il prossimo 2 ottobre a Roma. Ancora una volta scenderemo in piazza al fianco dei cittadini per ribadire il nostro fermo dissenso al governo Berlusconi, alle leggi ad personam, al ddl intercettazioni, e a questa politica strumentale.

Sarà un appuntamento importante per dare voce a tutti coloro che sono stanchi di una maggioranza che fa acqua da tutte le parti, e che pensa solo a insultarsi e a litigare invece di far fronte alle gravi emergenze che attanagliano il Paese.

Mai come in questo momento è importante richiamare l’attenzione delle Istituzioni sulla questione morale ancora irrisolta, sulla grave crisi che si sta consumando all’interno del Pdl, immobilizzando le attività parlamentari, e sulla necessità di cambiare la legge elettorale vigente.

lunedì 16 agosto 2010

Un’alternativa di Governo fondata sulla Costituzione

La metafora della cavalla, usata da Di Pietro qualche giorno fa ad una festa nella masseria di famiglia, potrà sembrare grezza come a volte il personaggio ma esprime alla perfezione quanto sta accadendo. Il contadino – ha raccontato – alleva la cavalla, la addestra, la accudisce e poi arriva qualcun altro che vuol montarci sopra. Il riferimento era a Fini e a Casini e a quanti improvvisamente hanno scoperto la necessità di fare opposizione a Berlusconi e al suo governo. Intendiamoci: non è mai troppo tardi. Soprattutto per coloro che definivano giustizialisti chi si opponeva alle leggi vergogna o per quanti sostenevano che criticare il regime berlusconiano serviva solo a rafforzarlo. Lascia francamente esterrefatti sentire Fini ergersi a difensore della giustizia e parlare di legalità dopo che per anni in Parlamento si sono approvate leggi che ne hanno fatto scempio o ancora sentire Casini, in astinenza da governo, invocare la responsabilità di tutti per tornarvi in fretta anche a costo di sostenere lo stesso premier e intanto piazzare Vietti, tra gli autori della riforma del falso in bilancio, alla vice presidenza del CSM.

Come la cavalla di Di Pietro sapeva riconoscere il contadino e disarcionare chi non l’aveva accudita occorre che i cittadini sappiano distinguere i falsi profeti della falsa opposizione. Ma, al tempo stesso, occorre offrire un diverso orizzonte a quanti hanno vissuto ormai larga parte della loro vita sotto il regime berlusconiano e sono convinti che la politica possa essere solo questa.

E se fosse proprio Di Pietro il leader che serve oggi? La credibilità che egli e l’IdV stanno accumulando sono il frutto di un lavoro che altri, all’opposizione, non fanno e l’indicazione di ciò che i cittadini vorrebbero si facesse. Così come l’astensionismo, che colpisce soprattutto a sinistra, altro non è che un voto di sfiducia, un giudizio etico su chi si dimostra inadeguato ad affrontare la questione morale, a fornire risposte coerenti con una “diversità” proclamata non solo a parole.

Non sono l’intransigente denuncia della casta fattasi sistema né il costante omaggio al lavoro della magistratura inquirente che hanno fatto crescere l’IdV bensì il riconoscimento, dietro quelle parole d’ordine, dell’impegno a ristabilire una autentica giustizia sociale, dal rispetto dei più deboli nelle questioni economiche all’affermazione della meritocrazia contro i privilegi di pochi, allo spirito di servizio nell’attività politica.
Nel centrosinistra anziché discutere su come ridimensionare o imbrigliare Di Pietro occorrerebbe chiarire, innanzi tutto a se stessi, cosa fare sui temi che egli rappresenta ed uscire dal limbo dell’indecisione almeno per tenere il passo di un elettorato in genere più avanti dei suoi vecchi leaders.

All’IdV non interessa raggranellare qualche punto percentuale in più all’interno di una coalizione che non sia maggioranza nel Paese; ha però l’ambizione di essere tra i cofondatori di una nuova alleanza di governo alternativa non solo a Berlusconi ma anche al berlusconismo e di poter parlare pure alla sinistra.
Farebbe comodo a tanti, non solo tra gli avversari, che fossimo solo degli scalmanati che raccolgono firme per i referendum o seguono un ex PM. Pur rivendicando la nostra fiera opposizione alle leggi vergogna e considerando Di Pietro una risorsa, proponiamo una alternativa di governo fondata sull’applicazione della Costituzione: è di destra o di sinistra chiedere il diritto ad un lavoro sicuro, stabile, dove non si rischia la pelle tutti i giorni?

E’ di destra o di sinistra essere contro il conflitto di interessi, non solo quello del premier, pure quello dei tanti berluschini che si annidano anche a sinistra? O impegnarsi per la libertà di informazione o contro il nucleare? L’IdV non vuole farsi ingabbiare dentro i recinti della prima repubblica ma non intende per questo allearsi con la destra, tantomeno con la perversione della destra che è l’attuale maggioranza.
Vuole semmai aprirsi ai diversi settori della società. Lo ha già fatto mettendo le proprie liste a disposizione di figure autorevoli esterne al partito. Il ritorno in termini di attenzione, disponibilità a collaborare e dichiarazioni di voto da parte di intellettuali e operai sta dando risultati insperati. Non si comprende perciò la diffidenza che a sinistra permane nei nostri confronti. Dovrebbe piuttosto suggerire qualcosa il fatto che tanti elettori scelgano un partito che fa opposizione intransigente allo scempio etico e culturale del berlusconismo tutti i giorni e non a giorni alterni o quando fa comodo.
E’ venuto per tutti il tempo di scegliere i compagni di viaggio o da chi farsi rappresentare non in base alle sigle e alle appartenenze ma ai valori, ai progetti politici e alla coerenza delle persone chiamate a realizzarli.

Segreteria provinciale Italia dei Valori Piacenza

mercoledì 11 agosto 2010

Intervista a Di Pietro da Sky tg 24

Il Presidente Antonio Di Pietro parla della necessità di staccare la spina al Governo Berlusconi per poter così andare alla urne e finalmente poter fare quelle riforme tanto decandate per il bene del Paese

martedì 10 agosto 2010

In Commissione Bilancio addio allo stanziamento per i nuovi treni promessi ai pendolari

La crisi del centro-destra e le conseguenti prospettive delle forze politiche in campo stanno monopolizzando nelle ultime settimane l’attenzione dei mass-media facendo così passare in secondo piano provvedimenti e decisioni governative meritevoli di ben altra rilevanza. Tra le tante, quanto volevamo portare all’attenzione dei lettori riguarda l’ennesima presa in giro subita dalla categoria dei  pendolari. Non bastava infatti la scure rappresentata dalla manovra del Ministro Tremonti che taglierà  nei prossimi due anni milioni e milioni di euro al trasporto pubblico locale. Nel caso oggetto dell’intervento  partiamo da quanto avvenuto in Commissione Trasporti alla Camera dei Deputati nel maggio di quest’anno dove, su proposta di 31 onorevoli dell’opposizione, era stata presa la decisione di stanziare 300 milioni di euro l’anno per 15 anni – a partire dal 2011 – per far si che Ferrovie dello Stato spa potessero acquistare nuovi treni dedicati al trasporto di passeggeri. La notizia del progressivo riammodernamento del parco mezzi a disposizione non poteva che portare una boccata d’ossigeno e soprattutto un po’ di fiducia e speranza a chi ogni giorno s’imbatte in una piccola odissea per raggiungere il luogo di lavoro. Inoltre l’impegno prevedeva la costituzione di un Fondo per il rinnovo del materiale rotabile in capo al Ministero delle Infrastrutture ed ogni anno, coinvolgendo la Conferenza Stato-Regioni, sarebbero giunte le decisioni di spesa per i nuovi treni.  La somma totale dell’investimento corrispondente a 4,5 miliardi di euro  si sarebbe dovuta reperire tramite un aumento di 10 euro ogni mille litri delle aliquote di accisa, ovvero 10 euro per mille chili qualora si tratti di aliquota di accisa su gas di petroli o liquefatti usati come carburanti. Nonostante la bontà della proposta, tutto si è arenato in Commissione Bilancio causa stralcio della stessa. Perciò constatiamo l’ennesimo schiaffo ai pendolari, categoria costantemente bistrattata e presa in giro con, da ultimo, l’aumento tariffario dei biglietti senza un benché minimo miglioramento delle condizioni del servizio. L’Italia dei Valori ritiene tutto ciò inaccettabile; non è possibile essere vicino ad una categoria solamente a parole ignorando costantemente le richieste pervenute.

Segreteria provinciale Italia dei Valori Piacenza

martedì 3 agosto 2010

Berlusconi rassegni le dimissioni

L’epurazione di Gianfranco Fini e dei suoi fedelissimi dal Popolo delle Libertà non servirà a rendere maggiormente stabile l’Esecutivo come ha dichiarato Silvio Berlusconi in conferenza stampa, anzi lo esporrà a continue trattative e – già facilmente immaginabili – brusche retromarce su temi centrali non negoziabili come giustizia e legalità. Una lenta agonia che il Paese non vuole e non merita;  la situazione economica e sociale sempre instabile e l’esigenza di garantire misure concrete d’aiuto a coloro che hanno e rischiano di perdere il posto di lavoro dovrebbero essere da tempo i temi su cui porre le basi per un confronto politico diretto, mirato e senza fronzoli.

Il rischio invece, più che concreto, è di vedere un Premier dispotico più che mai e arroccato nel suo fortino che, per non mollare lo scettro di comando, si chiude a riccio fra i suoi fedelissimi col pallottoliere in mano imponendo scelleratamente (e molto peggio di quanto fatto fino ad ora) nell’agenda politica temi come il processo breve e il ritorno del martirio della libera informazione alias disegno di legge sulle intercettazioni.

Alla luce di quest’analisi sarebbe da ritenersi corretto nei confronti delle Istituzioni che Berlusconi andasse dal Capo dello Stato per rassegnare le dimissioni, invece di cercare di mettere in atto una vera e propria campagna acquisti estiva per raccattare qualche “Onorevole” in vendita  o con le “mani libere”.

Lo deve agli italiani, stufi di aprire i giornali e vedere questo o quel rappresentante di Governo coinvolti in scandali di corruzione senza un benché minimo  sussulto o una  presa di posizione da parte del presidente del Consiglio (salvo che per mettere in scena il solito copione vecchio e trito della sinistra giustizialista o della magistratura in cerca di gloria per sovvertire la volontà del popolo).  E’ impensabile infatti, in un momento storico così delicato, lasciare il Paese nelle mani di chi è riuscito a disgustare con scandali,  ruberie e “squallide consorterie”  anche Fini, l’alleato di sempre. E’ ora di cambiare, di scollarsi dalle poltrone, a cui anche la Lega  è così “legata”  da continuare ad appoggiare un Governo che cade a pezzi e che verrà ricordato, appunto, soltanto per gli scandali, le ruberie e la corruzione.

Giovani Italia dei Valori Piacenza

lunedì 2 agosto 2010

San Giorgio, Lamberto Curatolo (IdV) nuovo Consigliere Comunale

Lamberto Curatolo, referente comunale per l’Italia dei Valori a San Giorgio Piacentino, è stato proclamato Consigliere Comunale durante l’ultima seduta dell’Assemblea avvenuta la settimana scorsa causa. In attesa di sedersi fra i banchi dell’opposizione, l’ingegnere quarantaquattrenne ha inviato una lettera aperta a tutti i componenti del Consiglio: “Si tratta per me – scrive – di un’esperienza completamente nuova, emozionante, appassionante e carica di preoccupazioni e responsabilità. Cercherò di dare il mio modesto contributo, perchè a San Giorgio finisca l’era della propaganda fatta sul bene collettivo, perchè noi tutti compaesani si possa essere finalmente padroni dei nostri spazi”. “Per questo – prosegue – auspico tra noi un confronto serrato, mai rissoso. E spero proprio che questo carattere del confronto si mantenga per tutto il resto del mandatoche avrò l’onore di assolvere”. La chiusura è un augurio: “Mai nella sala consiliare interessi privati abbiano a prevalere sul bene collettivo”.